
Orologio solare equatoriale meccanico
Firmato: Michael Bergauer
Insprugg
Ante 1745
Astuccio originale di legno rivestito di pelle marrone.
Misure:
Chiuso
Altezza: mm 33;
Larghezza: mm 89;
Profondità: mm 125
Aperto
Altezza: mm 132; Larghezza: 89; Profondità: 97
Peso: g 225
Stato di conservazione:
molto buono.
Presenta alcuni segni d’uso.
Manca la molla che consentiva di tenere aperte
le due parti dello strumento
(assente anche negli esemplari
di confronto custoditi nei musei).
L’orologio solare è composto da due piastre sovrapponibili e incernierate tra loro sul bordo Nord.
La piastra di base è ottagonale ed è sorretta da tre gambe tornite. La faccia superiore è dorata e vi è inserita una bussola con indice della variazione magnetica, mentre il resto della superficie è occupato da una ricca decorazione di volute incise, centrata dall’iscrizione Michael Bergauer Insprugg. Sul bordo Sud è incernierato un supporto ovale ripiegabile e provvisto di filo a piombo. Sul verso della piastra di base è incisa una tabella delle latitudini di alcune città europee (ampliata con la scritta in verticale Meiland 40 sul bordo e Rome cancellato) e di Gerusalemme. Vicino al bordo Nord è applicata una camma contrassegnata per 0°-70°, tramite la quale si regola l’inclinazione della piastra superiore secondo la latitudine; in origine una molla, ora perduta, consentiva di tenere aperte le due piastre dell’orologio.
La seconda piastra è rotonda, ha orlo dentato e misura mm 83 di diametro: è leggermente più piccola della base ottagonale, su cui appoggia sovrapponendosi quando lo strumento è chiuso.
Il recto è dorato e reca incisi tre cerchi graduati concentrici:
– il più esterno è il quadrante equatoriale delle ore, numerato I-XII, I-XII;
– il secondo è quello dei giorni 1-30 del mese lunare e reca inciso Aetas lunae;
– il terzo, argentato, è un quadrante sussidiario delle ore, con doppia numerazione 1-12; all’origine poteva essere ruotato.
Le incisioni dei primi due cerchi sono smaltate di rosso.
Al centro – sull’asse polare – è imperniata un’alidada, all’estremità della quale è associato il quadrante argentato dei minuti, cui è saldato, perpendicolarmente, un piccolo disco, pure argentato, dotato di gnomone triangolare. Piastra, alidada e quadrante dei minuti sono collegati tra loro da meccanismi dentati.
Di seguito la procedura per misurare l’ora:
1) Si regola la camma sotto la base dell’orologio, in base alla latitudine della località in cui ci si trova;
2) Si posiziona l’orologio su una superficie piana servendosi del filo a piombo e con il lato più vicino alla bussola orientato verso Sud;
3) mantenendo fermo lo strumento, si ruota manualmente l’alidada, finché l’ombra proiettata dallo gnomone triangolare sul piccolo disco argentato non cade sulla linea segnata sotto di sé;
4) ora e minuti possono quindi essere letti rispettivamente sul quadrante delle ore e su quello dei minuti fissato sull’alidada.
Johann Michael Bergauer, che a volte si firma solo come Michael Bergauer, è nato a Simonsfeld, a nord di Vienna. Il suo apprendistato come orologiaio si svolse a Landshut e probabilmente lavorò come operaio ad Augusta prima di diventare orologiaio alla corte di Karl Philipp von der Pfalz a Innsbruck nel 1708. Negli anni successivi sono documentati ripetuti tentativi di ottenere la cittadinanza di Innsbruck e, nel 1721, è indicato come residente. Nel 1724 fu ammesso alla corporazione degli orologiai, con la quale però ebbe continui problemi. Nel 1732 presentò un “capolavoro”. Questo è l’ultimo riferimento alla sua attività; deve essere morto prima o nel 1745 perché in quell’anno la sua vedova si appellò al Consiglio Comunale.
L’orologio solare meccanico trova confronto in esemplari molto simili conservati in:
– The British Museum, 1888, 1201.326;
– The British Museum, reg. no. OA.384;
– Greenwich Maritime Museum, reg. no. AST0469;
– History of Science Museum, Oxford, new inv. no. 51664;
– Germanisches Nationalmuseum, Nuremberg, WI1216
– National Technical Museum, Praga.
Bibliografia:
E. Zinner, Deutsche und Niederländische Astronomische Instrumente des 11.18. Jahrhunderts, Munich, 1979, passim;
Francis Ward, A catalogue of scientific instruments in the Department of Medieval and later Antiquities of the British Museum, London 1981, s. v;
Wolfgang, Eckhardt, Claude Dunod, Michael Bergauer und Johann Willebrand – Zur Geschichte der Minutensonnenuhr, Jahrbuch des Museums für Kunst und Gewerbe Hamburg 3, 1984, pp. 79-104;
Gerard, L’E. Turner; Andrew, Turner, Scientific Instruments, 1500-1900: An Introduction, London 1998, p. 22;
H. Higton, Sundials at Greenwich, Oxford 2002, no. 165, pp. 181-2;
J. Abeler, Meister der Uhrmacherkunst, 2010, p. 59.
Cover Photo: Fabrizio Stipari

