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ASSORTIMENTO MAIOLICHE “A VERDE”. PASQUALE RUBATI, MILANO, 1780 CIRCA
assortimento maioliche “a verde” Pasquale Rubati

Assortimento di 21 elementi di servizio di maiolica Manifattura di Pasquale Rubati
Milano, 1780 circa.

Misure:

a. Quattro piatti ovali grandi o pescere cm 26,5 x 54
b. Nove piatti tondi cm 23,5 di diametro
c. Due piatti ovali orlo sagomato cm 26 x 33,5
d. Un piatto ovale concavo cm 27,5 x 37
e. Un piatto ovale allungato cm 27 x 47
f. Due cestine cm 18 x 25 x 7
g. Due piatti triangolari cm 22,5 x 26

Stato di conservazione:

Lo stato di conservazione delle opere è vario: i quattro piatti grandi (a) sono tutti in ottimo stato di conservazione, a parte uno che presenta un restauro mimetico. Tra i nove piatti tondi (b) uno solo mostra un restauro (evidente). I due piatti ovali (c) e quello concavo (d) sono intatti. Il piatto ovale allungato (e) di misura media è intatto. Entrambe le cestine (f) hanno rotture restaurate. I due piatti triangolari (g) sono intatti.

La monocromia verde trae ispirazione dai modelli francesi prodotti a Marsiglia a opera del pittore Honoré Savy, che, con suoi i decori a fiori recisi in camaieu vert, è considerato l’iniziatore di una moda che segnerà il passaggio dalla policromia rococò al nuovo rigore neoclassico.
A Milano rappresentante di questa nuova modalità decorativa fu Pasquale Rubati nel periodo aureo della sua manifattura cioè attorno al 1780. Il Rubati, raffinato pittore, nel 1756 aveva aperto a Milano una propria fabbrica, in concorrenza con Felice Clerici di cui era stato lavorante.
L’assortimento di maiolica presenta forme a base piana. Le forme con orlo mistilineo sono caratteristiche delle manifatture milanesi. Il decoro prevede un orlo sottolineato in bruno e decorato da una sottile cornice a piccoli cerchi accompagnati da minute spirali disegnate in nero e dipinte in verde; al centro della composizione sono stati realizzati elementi floreali con le medesime caratteristiche tecniche, a piccoli mazzi o a steli fioriti.
Nel gruppo spiccano i quattro piatti (o vassoi) da pesce per dimensioni e qualità del decoro, i due piatti triangolari a punta smussata per le forme inusuali e le cestine ovali dalla parete traforata, i manici intrecciati, dipinte sia all’interno, sia all’esterno.
Le opere in analisi trovano un riscontro preciso in alcuni pezzi conservati nelle collezioni di arti applicate del Museo del Castello Sforzesco di Milano: si veda R. Ausenda, a cura di, Musei e Gallerie di Milano. Museo d’Arti Applicate. Le ceramiche. II, Milano 2001, pp. 396-399, n. 372.

Bibliografia:

R. Ausenda, a cura di, Musei e Gallerie di Milano. Museo d’Arti Applicate. Le ceramiche. II, Milano 2001, pp. 396-399, n. 372.

Cover Photo: Fabrizio Stipari