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Scultura di vetro Mammuth

Scultura di vetro Mammuth
SCULTURE

Scultura di vetro Mammuth
Antonio Da Ros (1936-2012)
Murano, Vetreria Artistica Gino Cenedese & Figlio, 1964

Misure:
Altezza: cm 14; cm 19,5 x cm 13
Peso: kg 3,4

Stato di conservazione:
intatto

La scultura di vetro massiccio cristallo con sommersione ambra che raffigura un mammuth è opera, databile al 1964, della Vetreria Artistica Gino Cenedese & Figlio, su disegno e esecuzione di Antonio Da Ros.
L’autore negli anni Sessanta del ‘900 caratterizza le linee produttive della vetreria utilizzando ampiamente la tecnica del vetro sommerso, sia nella forma vaso, sia nelle sculture di animali che si distinguono proprio per la forma estremamente semplificata.
Il design distintivo degli animali di vetro di Antonio Da Ros è basato su sagome arrotondate e massicce che in parte evolvono da alcune produzioni dei tardi anni Cinquanta, tra le quali, ad esempio, il puzzle con animali realizzato da Enzo Mari per la ditta milanese Danese (Cristina Beltrami in, Cristina Beltrami e Giordana Naccari (a cura di), L’Arca di Vetro, La collezione di animali di Pierre Rosenberg, Skira Editore, 2021, p. 61).
Gli animali di Da Ros compaiono, già nel 1961, a Lisbona in una vetrina della mostra a Palácio Foz, frutto di una collaborazione tra la Fondazione Calouste Gulbenkian e l’Istituto Italiano di Cultura in Portogallo. La mostra Vidros de Murano vedeva esposti più di 500 vetri artistici di alcune delle principali vetrerie muranesi (Cristina Beltrami e Giordana Naccari, a cura di, op. cit., p. 60 fig. 25).
Il Mammuth, realizzato nel 1964 in più colori e in versioni differenti, resta un animale simbolo nel bestiario del designer, come dimostrano due opere esposte nella recente mostra L’Arca di Vetro nella sede delle Stanze del Vetro sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia: la prima in una versione azzurro acqua e la seconda in una variante in vetro massiccio alessandrite con sommersione in vetro rosso (Cristina Beltrami e Giordana Naccari, a cura di, op. cit., tavola 739, p. 264, tavola 740, p. 265). Si veda poi in modo particolare l’immagine d’epoca che raffigura l’animale in due versioni con il numero di inventario 91/64. (Cristina Beltrami e Giordana Naccari, a cura di, op. cit., p. 265).

Antonio Da Ros (1936-2012) laureato nel 1957 presso l’Istituto Superiore di Arti Decorative “Carmini” di Venezia, inizia la sua collaborazione con i vetrai della ditta Gino Cenedese già nel 1958. Sotto la sua direzione artistica, la fabbrica sviluppò diverse linee decorative di design contemporaneo dapprima con le forme stilizzate a sommersione di vetro colorato e in seguito con l’applicazione della tecnica del vetro “scavo” (somigliante ai vetri riportati alla luce da scavi archeologici). Le ultime opere costituiscono invece un ritorno alle tecniche del vetro soffiato a mano, tradizionali di Murano.

La vetreria Cenedese venne fondata da Gino Cenedese in società con Gino Fort, Pietro Scaramal, Angelo Toso. Dal 1947 al 1950 compare come socio, direttore e maestro soffiatore anche Alfredo Barbini. Nel 1950 collabora con la vetreria anche Fulvio Bianconi, mentre restano iconici della manifattura gli acquari del pittore Riccardo Licata prodotti nel 1952. Da Ros, reduce da precedenti collaborazioni con Riccardo Licata, Fulvio Bianconi e Napoleone Martinuzzi, nel 1959 assume la direzione artistica della vetreria apportando invenzioni di design di grande espressione realizzate proprio con la tecnica del vetro sommerso.

Fotografia: Bruno Pulici

Bibliografia di confronto:

  • Cristina Beltrami e Giordana Naccari, a cura di, L’Arca di Vetro, La collezione di animali di Pierre Rosenberg, Skira Editore, 2021, pp. 60;6; 264; 265;

  • Marc Heiremans, a cura di, Art Glass from Murano 1910-1970, Berlino, 1996, p. 75;

  • M. Barovier, R. Barovier Mentasti, A. Dorigato, Il vetro di Murano alle Biennali 1895-1972, Leonardo Arte editore, Milano, 1995, p. 196.
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