Quattro dipinti a olio su tela. Francesco Londonio. Milano, 1765-1770 circa

Paesaggi campestri con contadini e armenti - Francesco Londonio
Dipinti

Paesaggi campestri con contadini e armenti
Quattro dipinti a olio su tela
Francesco Londonio. Milano, 1765-1770 circa

Misure:
Ognuno cm 65,5 x cm 48 circa
Ogni cornice cm 68 x cm 59,5

Tre sono firmati

Il primo dipinto, firmato “Fran./Londonio”, in basso a destra sopra una pietra, raffigura una scena pastorale di transumanza. Da un edificio turrito diroccato si diparte una strada che conduce alla scena in primo piano, centrata da un gregge di capre e di pecore e da una vacca condotti da un pastore insieme a un ragazzo e a una donna sopra un asino. Gli animali, che sembrano uscire da un riparo naturale, si stanno avvicinando a un rivo dove si abbeverano altre due capre. Una scena amata da Londonio e probabilmente richiesta dai committenti; se ne conoscono alcune altre versioni, sebbene con esiti più di maniera (un dipinto simile, datato 1771, è transitato sul mercato: cfr. Sotheby’s Old Master Paintings, XIX Century Paintings, Furniture, Ceramics and Works of Art and Books. Milano, giugno 2009, lotto 56). In quest’opera si riconoscono alcuni personaggi tratti dagli studi del pittore, come la “contadinella seduta”, qui trasposta nella donna “assisa sull’asino” che, insieme alle pecore a riposo collocate in primo piano, trovano un preciso confronto nel disegno a olio su carta oggi alla Pinacoteca di Brera dove alla pecora, appena abbozzata, si sostituisce qui una capretta dal manto pezzato (S. Coppa, in Pinacoteca di Brera. Scuole lombarda, ligure e piemontese 1535-1796, Milano 1989, p. 285 n. 183). Anche le figure del pastore e del ragazzo ricavano la loro immagine sia da uno degli studi di Brera, dove al posto della figura maschile in secondo piano, è raffigurato un fanciullo con copricapo, sia da un dipinto con Pastori con gregge di pecore e cane che Coppa, per le caratteristiche tipologiche, mette in relazione con i Portaroli del Ceruti (S. Coppa, p. 292 n. 197).

Il secondo dipinto è l’unico non firmato, sebbene del tutto coerente per qualità e per soggetti con la produzione più alta. Raffigura una scena bucolica che ha come protagonista una vecchia contadina con arcolaio. La donna, seduta su una roccia, guarda l’osservatore con il fuso in mano e l’arcolaio sotto il braccio. Alle sue spalle un pastorello, appoggiato a un bastone, controlla il bestiame a riposo. Sullo sfondo, un asino ancora bardato e un paesaggio agreste con un casolare collocato sulla cima di un colle. La figura della filatrice si trova raffigurata in una posa appena diversa già in una delle incisioni ideate dal pittore per Benigno Bossi, nella serie realizzata tra il 1759 e il 1782 e dedicata al Conte Firmian (M. Scola, Catalogo ragionato delle incisioni di Francesco Londonio, Milano 1994, pp. 103-104, n. 85). Nella stampa la filatrice è più giovane, con i piedi scalzi e il fuso tenuto abbassato. Invece in un dipinto, oggi nella Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano, la donna ha la stessa posa della nostra e la scena differisce, come nell’incisione, per il pastorello raffigurato addormentato e non di schiena, presente a sua volta in esperienze figurative più mature: si veda ad esempio il bozzetto oggi a Brera, lascito di Carlo Londonio, proveniente dallo studio dell’artista (S. Coppa, in Pinacoteca di Brera. Scuole lombarda, ligure e piemontese 1535-1796, Milano 1989, p. 273, n. 165).

Il terzo dipinto è firmato “F Londonio f” in basso a sinistra nella zona d’ombra e vede utilizzati molti degli elementi figurativi tipici dell’arte del pittore lombardo. In prossimità di una stalla campestre una giovane donna appoggiata a un cesto di verdure, in parte rovesciate, dialoga con un pastore che si sorregge a un bastone. Alle spalle della donna, una fanciulla regge un cesto con due colombi, mentre un bimbo osserva con curiosità la cesta rovesciata. Sullo sfondo un pastore recupera una pecora raminga. Animali accovacciati arricchiscono la composizione. La figura femminile appoggiata al cesto è spesso utilizzata dal pittore: compare come protagonista in uno degli studi, a olio su carta, conservati alla Pinacoteca di Brera in una variante in cui sorregge una ciotola. Un dipinto con “Pastore e donna in riposo” con il medesimo soggetto, datato 1766, è conservato in collezione privata (S. Coppa, in Pinacoteca di Brera. Scuole lombarda, ligure e piemontese 1535-1796, Milano 1989, p. 280-281 n. 178). Anche la contadinella con il cesto trova numerosi riscontri: è presente nei bozzetti di Brera (S. Coppa, in Pinacoteca di Brera. Scuole lombarda, ligure e piemontese 1535-1796, Milano 1989, p. 290 n. 178) con il cesto pieno di uova (n. 192), e anche nei disegni e negli schizzi del pittore o in una versione analoga in un dipinto Riposo di pastori in collezione privata. (M. Bona Castellotti, La pittura lombarda del ‘700, Milano 1986, tav. 397).

Anche la quarta tela con una pastorella che porge una ciotola di latte a un viandante, incontra precisi riscontri in un dipinto con scena analoga, ora nella Pinacoteca del Castello Sforzesco. La nostra opera è del tutto simile: manca una delle caprette sulla destra e presenta qualche variazione nelle pianteselvatiche. L’opera reca anch’essa la firma “Fran.co Londonio f.” La medesima scena è riprodotta in opere di dimensioni maggiori come il dipinto con Presepe, recentemente transitato sul mercato milanese, che vede le due figurine riprodotte presso la capanna di Betlemme (Il Ponte, Milano, asta 428, Lotto 424).

 

Francesco Londonio e la sua pittura nella Milano del XVIII secolo

Francesco Londonio, nacque a Milano, il 7 ottobre 1723.
Fu allievo del milanese Ferdinando Porta (Milano, 1687 – 1763) specializzato nella pittura di genere nordico-romana e ricca di bambocciate. La pittura del Londonio, oggetto di giudizi critici divergenti, supera i limiti della pastorelleria disimpegnata, agganciandosi invece al contesto culturale milanese fra l’Arcadia e l’Illuminismo. Egli è oggi ricordato per essere stato tra gli artisti più operosi nel Settecento per le famiglie private milanesi. Così, attorno agli anni Settanta, con i due cicli di tele dipinte per le famiglie Grianta e Alari, abbiamo composizioni complesse e articolate con le figure che lasciano spazio a un paesaggio mediterraneo: i cicli pittorici del palazzo Grianta a Milano comprendono 21 dipinti a soggetto pastorale, oggi parzialmente conservati nella Pinacoteca di Brera. Degli stessi anni è l’imponente ciclo di 24 tele di soggetto pastorale e agreste destinato alla villa Alari (poi Visconti di Saliceto) a Cernusco sul Naviglio (Milano). Il complesso, smembrato e disperso tra varie collezioni private dopo il 1944, decorava la sala da pranzo e una stanza attigua della villa.
Negli anni Settanta la pittura del Londonio non conobbe fondamentalmente sviluppi di rilievo. Il pittore sembra ripetere formule già sperimentate nel decennio precedente con una pennellata più corsiva e nervosa. Risalgono, almeno in parte, a questa fase, altri importanti complessi di opere del Londonio, come quelli realizzati per i Borromeo, i Greppi e i Mellerio. Per la villa del Gernetto di Lesmo (Milano) del conte Giacomo Mellerio, il pittore realizzò svariate opere (elenchi in Böhm, pp. 252, 256), disperse sul mercato poco prima del 1972. La collezione Borromeo dell’Isola Bella possiede circa 40 dipinti del Londonio (Böhm), di cui almeno due commissionati dal cardinal Vitaliano Borromeo (Scola, nn. 76, 81), ma la maggior parte acquistati nei primi decenni dell’Ottocento dal conte Giberto Borromeo.
Al di fuori della prediletta tematica pastorale, il Londonio coltivò anche, sia pure marginalmente, la natura morta come quelle con Selvaggina in collezione Borromeo all’Isola Bella (Morandotti, p. 309, figg. 364 s.) e il ritratto: si pensi al Ritratto del fratello prete Giuseppe (1710 -post 1801) (Böhm, p. 250) e al notissimo Autoritratto del Castello Sforzesco ora anticipato al 1763 (Geddo, 2002, p. 37, fig. 26).
Francesco Londonio ebbe inoltre un ruolo primario nel rinnovamento del presepe di carta dipinta e ritagliata applicata su cartoncino, in voga nella Lombardia del secondo Settecento (P. Madini, I presepi del Londonio, in Almanacco della famiglia meneghina dell’Ist. naz. di cultura fascista per l’anno 1936, Milano 1937, pp. 97-104). Fra i numerosi presepi di carta attribuiti al pittore (ibid., pp. 102-104), quello, imponente, della chiesa di S. Marco a Milano, siglato dalle due pecore accucciate e da una qualità molto elevata.
Noto al folclore meneghino come arguto protagonista della spensierata società milanese dell’epoca, il pittore fu inventore del “teatro dei Foghetti”: un ingegnoso teatrino ambulante, che preannunciava l’odierno cinema d’animazione.
Londonio morì a Milano il 26 dicembre 1783; celebrato pittore, fu sepolto nella chiesa di S. Eufemia. Non ebbe una scuola vera e propria, ma una schiera d’imitatori e seguaci con i quali è stato talvolta confuso.

Cover Photo: Fabrizio Stipari

Bibliografia:

Böhm, Pittori milanesi del Settecento: F. Londonio, in Rivista d’arte, XVI (1934), pp. 229-261;
P. Madini, Luca Beltrami nell’aneddoto e altri appunti storici e folcloristici, Milano 1934, pp. 145-166;
Id., I presepi del Londonio, in Almanacco della famiglia meneghina dell’Ist. naz. di cultura fascista per l’anno 1936, Milano 1937, pp. 97-104;
S. Coppa, La quadreria dispersa, in S. Coppa-E. Ferrario Mezzadri, Villa Alari, Cernusco sul Naviglio, Cernusco sul Naviglio 1984, pp. 59, 61-63, 68-74, figg. 64-71;
Id., in Pinacoteca di Brera. Scuole lombarda, ligure e piemontese 1535-1796, Milano 1989, pp. 258-299;
Id., in Settecento lombardo (catalogo Londonio), a cura di R. Bossaglia – V. Terraroli, Milano 1991, pp. 206-211, 274-276;
Id., in Museo d’arte antica del Castello Sforzesco. Pinacoteca, IV, Milano 2000, pp. 131-148;
M. Scola, Catalogo ragionato delle incisioni di F. Londonio, Milano 1994 (con bibl. Londonio sul Londonio incisore);
C. Geddo, in Gli arredi dei principi (catalogo Londonio, galleria Piva), Milano 2000, pp. 63-65;
S. Coppa – C. Geddo, a cura di, Brera mai vista. Tra Arcadia e Illuminismo in Lombardia: la raccolta di studi di F. Londonio (catalogo Londonio), Milano 2002 (con documenti).

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