Piatto di maiolica. Filippo Saverio Grue. Napoli, ante 1756

Piatto di maiolica Filippo Saverio Grue
Maioliche e Porcellane

Piatto di maiolica decorata in policromia a gran fuoco
Filippo Saverio Grue, Napoli, ante 1756

Misure:
Diametro cm 27
Peso:
g 677
Stato di conservazione:
intatto

Dettagli Piatto di maiolica Filippo Saverio Grue

Il piatto rotondo ha fondo privo di cercine e interamente smaltato. La decorazione occupa tutto il recto senza soluzione di continuità, comprendendo la tesa appena rialzata con orlo arrotondato e listato in ocra.
La scena rappresenta un gruppo di tre personaggi, due orientali e un moro.
Un cinese in primo piano cerca di sollevare un grosso imballo trattenuto da corde, mentre, a destra, il moro fuma una lunga pipa appoggiato a una botte. Alle sue spalle un altro cinese, parzialmente nascosto dalle botti, osserva la scena. Sullo sfondo un paesaggio portuale con navi e piccoli personaggi indaffarati e un’architettura turrita. All’esergo due fusti di cannone, appoggiati a terra, delimitano la scena. Alle spalle del facchino cinese, in basso a sinistra su un blocco di pietra, la firma del pittore “S Grue P.”, Saverio Grue Pinxit.

Filippo Saverio Grue (detto Saverio), figlio di Francesco Antonio Saverio Grue, nasce nel 1731 ad Atri e opera a Napoli come pittore di maiolica. La formazione castellana è limitata alla fanciullezza e all’adolescenza quando, alla morte del padre, attorno al 1747 è nominato da Carlo III cittadino onorario di Napoli dove si trasferisce come pittore di maioliche “all’uso d’Abruzzo” nella Real fabbrica di Caserta, incarico che ricoprirà fino alla chiusura della stessa nel 1756.
Nel 1758 non è ammesso, nonostante l’esperienza precedente, nella Real Fabbrica Ferdinandea, ma lo sappiamo a Napoli ancora nel 1762 grazie a una sua mattonella firmata SG e datata. Sarà invece attivo nella stessa sicuramente dal 1772, con l’incarico di direttore dei tornianti. Non è nota la data di morte, ipoteticamente avvenuta nel 1802.
Le sue opere sono poco conosciute e spesso confuse con quelle di altri autori castellani.

Il piatto vede il pittore impegnato nella riproduzione di uno dei soggetti più ricercati. Questo decoro era stato introdotto a Napoli dal padre Francesco Antonio Saverio Gue già attorno agli anni Venti del secolo, con un’adesione precoce alla chinoiserie. Siamo infatti a conoscenza non solo di numerose commissioni in questo senso, ma sono noti alcuni esemplari datati 1718: in particolare il pescatore cinese oggi alla Museo Paparella Treccia di Pescara e la splendida mattonella ovale della collezione Acerbo, ispirate a incisioni di Stefano Della Bella (L. Arbace, Maioliche di Castelli. La raccolta Acerbo, 1993, pp. 130-131).
Nel nostro piatto la figura principale, il facchino cinese, è tratta direttamente da un’incisione di Stefano Della Bella datata 1656 – di cui ci è nota una copia conservata presso la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, (numero catalogo generale: 01946790) – che faceva parte di una serie di tondi con paesaggi di mare, già utilizzati nelle botteghe castellane e soprattutto ben conosciute da Francesco Antonio Saverio Grue, padre del nostro pittore.
A conferma di ciò, le restanti figure, qui variamente interpretate da Saverio Grue, derivano proprio dall’incisione con figure varie (Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli; numero catalogo generale: 01983019) che il padre aveva utilizzato per le opere già citate più sopra. Ma qui il pittore sostituisce il fumatore orientale con una figura di moro, aggiungendo alle sue spalle un altro personaggio. Per la figura del moro, e in particolare per il volto, ci sembra proponibile un’ispirazione al volto di un personaggio a cavallo e con turbante, ma con un profilo con orecchino assai prossimo al nostro personaggio, sempre opera del Della Bella (Met. Numero di accesso 1986.1232.3). Le navi, il porto, il paesaggio, le architetture con piccoli personaggi erano poi parte integrante della pittura alla maniera di Abruzzo, in una veste così sapiente che va ascritta ai grandi maestri attivi a Napoli di cui sono ancora molto poche le maioliche correttamente attribuite.

Cover Photo: Fabrizio Stipari

Bibliografia:

L. Arbace, Maioliche di Castelli. La raccolta Acerbo, 1993, pag. LV –LVI.

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