Modello del brigantino goletta a palo G. Oberdan. Italia, primo quarto del secolo XX

Modello del brigantino goletta a palo G. Oberdan
Oggetti vari

Modello del brigantino goletta a palo G. Oberdan
Primo quarto del secolo XX
legno di olmo; sartiame in vari materiali

Misure:
Altezza cm 73 (base compresa) x 101 x 32
Stato di conservazione:
quasi ottimo, ad eccezione della punta del bompresso incollata.

Particolari del modello del brigantino goletta a palo G. Oberdan

Il brigantino è un’imbarcazione a vela di solito munita di due alberi.
Se ne ha un terzo a poppa, è detto “brigantino a palo” e, a seconda del tipo di vele che porta ciascun albero, prende anche altri nomi aggiuntivi.
Nel nostro caso, dato che l’albero di prua (trinchetto) è attrezzato per portare vele quadre (dette anche “gabbie”) e che l’albero maestro e quello di mezzana invece prevedono vele auriche (come la randa, la controranda, ecc.), la definizione è “brigantino goletta a palo”. I maestri d’ascia liguri e viareggini definivano un’imbarcazione di questo tipo “barco bestia”, storpiando il termine “best barque” o “best bark”, con il quale era chiamata in inglese la “nave goletta”.
Comunque sia, questi velieri furono costruiti – con alcune varianti – nel Tirreno settentrionale e nel Mar Ligure fino alla fine dell’Ottocento e navigarono validamente le rotte degli Stati Uniti (si veda la bandiera sul trinchetto), dell’Argentina, dell’Uruguay, del Cile e del Perù trasportando soprattutto emigranti e ritornando carichi di grano, pelli, guano, nitrati, ecc.
Il giusto mix tra vele trasversali (quadre) e di taglio (rande auriche) dava un perfetto equilibrio al bastimento, permettendogli di affrontare in sicurezza lunghe traversate e mari impegnativi.

Guglielmo Oberdan (Trieste, 1858 – 1882) è stato un famoso patriota triestino, giustiziato dagli austriaci per tradimento (Trieste apparteneva allora all’impero asburgico e diventerà italiana solo nel 1920).
Immediatamente dopo la sua esecuzione il 20 dicembre, Oberdan divenne il simbolo del patriottismo irredentista italiano e, fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, la propaganda sfruttò il suo nome per sollecitare il consenso interno contro l’Austria.
Gran parte delle città italiane gli ha intitolato una via o una piazza; molte scuole portano ancora il suo nome. Nell’immaginario collettivo di fine Ottocento e inizio Novecento, Oberdan ha rappresentato l’icona eroica del giovane paladino che si sacrifica per la patria.

È in questo periodo e in questa atmosfera che il nostro veliero ha ricevuto il nome impegnativo di Guglielmo Oberdan. Possiamo immaginare quale senso di orgoglio avrà alleviato il dolore e la nostalgia di chi vi si imbarcava in cerca di miglior fortuna in un paese lontano.

Photo: Fabrizio Stipari

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