Ritratti di gentiluomo e gentildonna. Joseph Comte de Saint Michel, 1769

Ritratti di gentiluomo e gentildonna. Joseph Comte de Saint Michel
DIPINTI

Ritratto di gentiluomo
Ritratto di gentildonna


Joseph Comte de Saint Michel

(Torino, notizie tra il 1756 e il 1790;
tra il 1756 e il 1776 attivo presso la corte del Re di Sardegna a Torino)

Torino o Tolosa 1769
Entrambi firmati e datati de St Michel 1769
pastelli su seta; cornici e vetri coevi ed originali

ognuno cm 49 X 38
ogni cornice cm 72 X 50
stato di conservazione: alcune integrazioni nella pittura.
Particolari di rtratti di gentiluomo e gentildonna. Joseph Comte de Saint Michel

Il primo ritratto raffigura un gentiluomo in giacca di velluto rosso orlata da un ricamo a fili d’oro e insignito della duplice onorificenza dell’ordine di San Gennaro e di quello di Santiago; il secondo, invece, una giovane gentildonna con abito di broccato di seta rosa e applicazioni di pelliccia. L’uomo guarda lo spettatore con aria distratta, accennando un sorriso benevolo di circostanza, mentre la dama sorride a labbra strette in atteggiamento rilassato. Alcuni dettagli fisiognomici fanno intuire come il pittore fosse avvezzo alla ritrattistica e la firma apposta su entrambi i dipinti ne conferma la paternità: entrambi sono firmati e datati “de St Michel 1769”.
Le cornici color crema e oro sono originali, come pure i vetri.

Le notizie che abbiamo sul pittore sono scarse e frammentarie: Giuseppe Saint Michel risulta attivo dal 1756 al 1790, conosciuto come cavaliere o conte de Saint-Michel, pittore del Re di Sardegna Sardinia (Carlo Emanuele III di Savoia). Appare per la prima volta in Piemonte nel 1756, quando è documentato un pagamento da parte della casa reale per un ritratto di Giuseppina di Savoia (la futura contessa di Provenza) insieme alla propria balia.
Le opere sicuramente ascrivibili alla sua mano, note fino ad ora, sono ritratti che egli tende quasi sempre a firmare e a datare: questa sua abitudine, insieme alle notizie che ci fornisce egli stesso negli annunci promozionali che pubblica, ci offre un quadro dettagliato sui suoi spostamenti in tutte le corti di Europa, come pittore ritrattista itinerante.
Lo studio delle opere anteriori al 1764 ha rivelato l’influenza del pastellista francese Alexis Grimou (Argenteuil, 1678 – Parigi, 1733) e una tecnica ancora da perfezionare. Saint-Michel lavora in un formato molto piccolo, forse per la comodità della sua pratica itinerante; ma i risultati, con pose omogenee, pieghe marcate del tessuto e una tavolozza tipica del calore del sud, sono facilmente riconoscibili anche senza la sua firma.
Nelle varie opere è riscontrabile una considerevole variazione nella qualità dell’esecuzione. Alcuni degli esempi più piccoli mostrano un’intensità tecnica da miniaturista, i ritratti maschili sono generalmente più naturalistici di quelli femminili che talvolta ostentano pose forzate. Sono poi caratteristiche le pieghe e la resa nei tessuti, come, analizzando uno dei suoi lavori conservati nella collezione Gunnar Lundberg, ci riferisce Ratouis de Limay (Ratouis de Limay, Le Pastel en France au XVIIIe siècle, Paris, éd. Baudinière, 1946).

Il ritratto più antico finora conosciuto è quello di Mme de L’Espi, databile al 1761.
Nel 1769, secondo un’iscrizione autografa posta sul retro di un pastello, il pittore si definisce già come “le comte de St Michel”.

Siamo a conoscenza del fatto che due suoi acquarelli con paesaggio furono esposti al Salon de Toulouse nel 1768. La notizia è tratta da una lunga nota in Avant-Coureur of 29.VIII.1768 (p. 547f) nella quale il pittore è definito come segue: “M. de Saint-Michel, gentilhomme piémontais, residente a Toulouse, noto per un gran numero di ritratti “di grande somiglianza al vero” e per la sua tecnica del pastello “tale da dare alle figure la profondità della tecnica a olio”.
In questo periodo egli, per permettere a tutti di giovarsi della sua tecnica, cerca di pubblicare un’opera nella quale spiega un metodo di pittura in pastello con il titolo Abrégé de la Peinture. Le prove tecniche sarebbero state effettuate alla presenza di diversi membri del Parlamento del Capitoulate e dell’Accademia della pittura di Tolosa, chiamati dal de Saint-Michel come giudici delle proprie sperimentazioni. Il testo, disponibile solo in abbonamento, sarebbe stato pubblicato previo raggiungimento di un numero adeguato di prenotazioni. Purtroppo, poiché nessuna pubblicazione di questo tipo ci è mai giunta, si può dedurre che il numero richiesto di abbonati non fu raggiunto.
Due anni più tardi, diversi ritratti a pastello, appartenenti al marchese de Mirepoix ci confermano la presenza in Francia del pittore, mentre nel 1771 egli è certamente ad Orleans. Dagli Annonces, affiches, nouvelles et avis divers de l’Orléanais di 22.XI.1771, sappiamo infatti che “M. de St. Michel, Pittore del Re di Sardegna, che da solo ha trovato il segreto di fissare il pastello in modo tale da durare sempre, è arrivato a Orleans, dove intende fare solo un breve soggiorno, per andare poi a Parigi […]”
Nel 1772 risiede a Parigi, dove è probabile che abbia dipinto l’imponente pastello dell’ambasciatore sardo Ferrero della Marmora. Egli si vanta nuovamente di aver inventato, – ma forse solo utilizzato una delle invenzioni del Principe di Sansevero – un metodo per fissare il pastello, che sottopone alla Accademié per l’approvazione il 7.VI.1772. Il rapporto di Bachelier e Roslin, in merito a questo fatto, non fu pubblicato. Tuttavia, in una nota che apparve sul Journal encyclopédique in.IX.1772, pp. 476-78, sotto il titolo Arts utiles & agréables e in altri giornali, lo stesso pittore annunciava la bellezza della tecnica a pastello e il fatto di essere riuscito a renderla durevole nel tempo: “M. de Saint-Michel, gentiluomo piemontese, pittore del Re di Sardegna, e del Vescovo Principe e Principessa di Carignano, ha trovato il segreto per realizzare le immagini a pastello per renderlo solido, resistente come la tecnica a olio e in grado di essere ritoccato dal pittore anche dopo esser stato fissato. Le immagini non hanno nulla da temere, né i sussulti delle carrozze nei viaggi più lunghi, né l’attrito né la temperatura delle stagioni. Egli ha inventato anche la composizione di un pastello superiore a tutto ciò che si conosce in questa tecnica, di una delicatezza molto piacevole e in tutti i colori; ha presentato sia le scoperte sia le prove alla Académie royale de peinture et de sculpture di Parigi, che gli ha rilasciato un certificato molto favorevole […]”.
Giuseppe di St. Michel dunque, per contribuire al progresso delle arti, cerca nuovamente di condividere la sua scoperta con il pubblico, e ritenta la pubblicazione dei propri segreti su abbonamento: la bontà della tecnica è testimoniata dal certificato dell’Accademia parigina datato il 7 agosto 1772. Vari anni più tardi, in una nota di un autore coevo, Paul-Romain Chaperon nel Traité de la peinture au pastel del 1788, veniamo a conoscenza di un giudizio negativo riguardo al progetto di sottoscrizione di Saint-Michel.
Da un ritratto datato 1773 deduciamo che il pittore deve essere stato a San Pietroburgo: il ritratto è quello dell’ambasciatore austriaco, Fürst Lobkowicz, i cui rapporti settimanali a Kaunitz dimostrano che era in servizio nella città russa durante quell’anno.
Nulla si sa degli spostamenti di Saint-Michel negli anni seguenti: probabilmente deve essere transitato da Metz in Lorena, dove offre lezioni private negli Affiches, annonces et avis divers pour les Trois Evêchés et la Lorraine per .VI.1777; poi a Caen nello stesso anno, dove realizzò un insolito ritratto a pastelli della moglie del conte di Perrochel, “capitaine de dragons dans le régiment de Monsieur”.
Saint-Michel arriva in seguito a Londra, dove esibisce sei ritratti – di cui non abbiamo dettagli – alla Royal Academy nel 1785. L’unico pastello sopravvissuto di questo viaggio di cui si ha notizia è “inscritto in calligrafia florida e inglese incerto” (Joshua James FOSTER, ed., French art from Watteau to Prudhon, London, 1905-07).
Dopo questo soggiorno londinese non si hanno più segnalazioni per cinque anni fino a quando, nel 1790, Giuseppe de Saint Michel dipinge a Liegi il ritratto di un bambino di due anni.
Dopo questo ritratto non abbiamo più notizie.

Cover Photo: Giorgio Maino

Bibliografia:

Alessandro, conte BAUDI DI VESME, Schede Vesme: l’arte in Piemonte dal XVI al XVIII secolo, Torino, 1963-68, p. 961;
Bénézit; Busch 1817, p. 101, che cita il Supplem. zu Vollbedings Archiv. 200 & 201; Jean CHATELUS, Peindre à Paris au XVIIIe siècle, Nîmes, 1991, p. 73;
Ulrich Thieme & Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler, 1929; Gérard VOREAUX, Les Peintres lorrains du dix-huitième siècle, Paris, 1998; Waterhouse The dictionary of British 18th century painters in oils and crayons, Woodbridge, 1981.

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